M9 Museo del ‘900 di Mestre

L’interesse nei confronti dei musei è cresciuto notevolmente nel corso degli ultimi decenni. Il fenomeno della creazione di nuovi musei e dell’ampliamento ed ammodernamento di quelli esistenti ha interessato molti paesi, che hanno investito somme consistenti in progetti museali.

Le ragioni della recente fortuna dei musei sono molteplici.

Un museo è divenuto una sorta di tempio laico del sapere, motivo d’orgoglio e simbolo d’identità culturale per la comunità, in grado di favorire la coesione sociale grazie alla qualità delle proposte culturali.

Inoltre le istituzioni culturali possono fornire un senso di appartenenza comune a tutti i cittadini europei in questi tempi di accresciuta mobilità sociale, nei quali sempre più spesso il desiderio di nuove esperienze di vita e l’opportunità di migliorare la propria carriera lavorativa inducono a cambiare di frequente residenza all’interno dei confini comunitari.

L’accresciuta disponibilità di tempo libero, l’innalzamento medio del livello culturale, l’aumento del reddito disponibile hanno concorso a determinare un incremento dei consumi culturali. In questo quadro il Museo è stato progressivamente percepito come uno dei luoghi ideali di aggregazione sociale dove trascorrere il tempo libero, tanto dai residenti quanto dagli escursionisti e dai turisti, sempre alla ricerca di nuovi prodotti culturali e di destinazioni alla moda.

Il prestigio accordato ai Musei, sia dal pubblico, sia dai media internazionali, ha stimolato le Amministrazioni Pubbliche a puntare sui Musei per rilanciare l’immagine culturale e ridisegnare il profilo delle città.

Nel 2005, Fondazione di Venezia decide di affidare alla Polymnia, sua società strumentale, il compito di pensare e realizzare un progetto che vale centodieci milioni di euro. Si chiamerà M9, avrà il suo fulcro in un museo dedicato alla storia italiana del ’900, a questo allude il nome, sarà punto di riferimento culturale e motore di crescita sociale ed economica per Mestre e il territorio. Nelle immediate vicinanze di piazza Ferretto viene acquisito un intero isolato di edifici. Vince il concorso internazionale lo studio Sauerbruch Hutton di Berlino, che riconvertendo sette delle quattro strutture e pensandone tre ex novo, disegna un complesso costituito dal museo e da spazi per attività commerciali e centri direzionali.

“Capire le qualità del luogo e usarle in modo positivo per portarle nel progetto architettonico”.
Da: Matthias Sauerbruch e Luoisa Hutton – Studio Sauerbruch Hutton

 

Si legge poi nella relazione di progetto fornita da Sauerbruch Hutton:

“L’edificio è riconoscibile nel suo rivestimento esterno in ceramica policroma. L’accordo cromatico che recepisce e interpreta le modulazioni di colore dell’ambiente circostante è il segno di riconoscimento del museo. Gli ingressi e le rientranze sono eseguiti in cemento a vista, materiale che compare anche nella parte superiore dell’edificio. La volumetria dell’edificio deriva da valutazioni di carattere urbanistico e funzionale. L’attraversamento del lotto, l’integrazione tridimensionale della costruzione nel contesto, l’accessibilità di tutte le componenti del programma e la disposizione delle superfici al piano terreno hanno giocato un ruolo importante. L’aspetto del museo mira a interpretare l’eredità artistica del XX secolo. Condivide con il Futurismo italiano la fascinazione per il movimento e la velocità come componenti fondamentali dell’orizzonte percettivo contemporaneo. Con l’arte (e l’architettura) moderna condivide l’uso mirato del colore come mezzo di percezione spaziale. Appartiene invece al XXI secolo la consapevolezza del valore della “continuità sostenibile” che il progetto interpreta, in particolare con la sua concezione urbanistica”.

Tutta la pavimentazione esterna è concepita come un’unica superficie pavimentata, in pietra trachite, senza interruzioni; la corte interna dell’ex convento cinquecentesco è dotata di una copertura che crea una nuova piazza; il Museo del Novecento, con oltre 20 mila piastrelle in ceramica, ricorderà i colori degli edifici di Mestre.

L’M9 ripercorre la storia del Novecento utilizzando la multimedialità per rivivere i capitoli principali di un secolo breve quanto denso di storie privare e collettive. Sullo sfondo le due guerre mondiali, il boom degli anni ’60 e la parabola industriale dell’Italia e del territorio mestrino, segnata profondamente dalla nascita di Porto Marghera e dallo sviluppo della terraferma veneziana.
M9 apre il primo dicembre 2018. riproponendosi anche negli interni e lungo lo scalone che conduce all’ingresso del museo: il primo in Italia totalmente multimediale, dove ogni oggetto si crea e si ricrea grazie a tecnologie che utilizzano 3D, realtà aumentata, schermi e monitor interattivi, ologrammi…

A presiedere il comitato scientifico e coordinare la folta squadra di consulenti e curatori, il professor Guido Guerzoni, project manager di M9, aveva chiamato nel 2007 un grande uomo di cultura, Cesare De Michelis, anima della Marsilio Editore.

Pochi mesi prima dell’inaugurazione, De Michelis si arrenderà a una lunga malattia.

 

Fonti: Giuliano Segre, Associazione Culturale Ordine Architetti Roma, il Manifesto.

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